Centro servizi anziani "Casa Serena"

Centro servizi anziani "Casa Serena"

Credo che la Pia Opera Ciccarelli debba molto all’esperienza di gestione di Casa Serena.
Sono passate molte cose da quando Mons. Fiorio, a nome del Consiglio di Amministrazione, rispondeva all’invito del Comune di Verona di intervenire nella gestione molto problematica di quella struttura.

Era la prima volta che alla Pia Opera veniva richiesto di intervenire fuori dalle proprie strutture.
L’inizio di una attività che con il tempo avrebbe avviato la Pia Opera verso un’apertura sul territorio veronese molto significativa.
Ricordo la fatica dell’assunzione di una responsabilità che, dopo i primi momenti di disponibilità e di entusiasmo, ci è parsa subito grande e difficile: la situazione degli operatori che da subito hanno potuto optare per altre mansioni, la situazione strutturale, oramai datata e che necessitava di urgenti interventi: soprattutto, ricordo il clima di domanda verso la Pia Opera: sarebbe stata all’altezza di questo nuovo compito?
Solo la determinazione del Consiglio di allora, la disponibilità dei nostri quadri, in primis le Suore della Misericordia, che allora operavano in Pia Opera e l’infaticabile dedizione del Direttore, Sergio Gambarotto, hanno permesso di superare quei primi mesi e di avviare un’attività che, negli anni successivi, si è evoluta completamente ridonando alla città un luogo significativo ed apprezzato nel panorama dei servizi alla persona anziana.

Si, credo si possa dire, con serenità e con una certa fierezza che la Pia Opera Ciccarelli ha dato molto a Casa Serena, in impegno, in coinvolgimento, in innovazione.
Ma credo si debba dire anche che l’esperienza di questi anni a Casa Serena ha dato moltissimo alla Pia Opera.
Era già chiaro, infatti, in quegli anni, che il compito primo di una struttura residenziale per anziani era quello di indirizzare l’attenzione soprattutto all’anziano non-autosufficiente, non tralasciando però di sviluppare servizi che potessero aiutare gli anziani autosufficienti a rimanere a vivere nella loro casa, nel loro quartiere.
Si capiva già quello che questi anni ci hanno poi evidenziato e cioè che la non auto-sufficienza che più avrebbe richiesto impegno e servizi era quella data da problematiche psichiche, da demenze, dall’Alzheimer, morbo che si stava fortemente diffondendo.

Nella formazione del personale, che stavamo sviluppando e che comprendevamo sarebbe stata una necessità continua data l’evoluzione e la complessità delle situazioni, avevamo ormai capito che era necessario impostare un lavoro sempre più attento e rispettoso dell’originalità della persona, della sua storia, della sua dignità.
Non si poteva più pensare ad un’assistenza se non progettando un cammino e dei processi di aiuto studiati sulla singola situazione, calcolando necessità e bisogni che variano da persona a persona.
E si capiva bene che tutte queste scelte, come ogni scelta di servizio, non possono che essere misurate da uno studio preciso delle disponibilità economiche a cui affidare il sostegno del carico di lavoro del personale, delle prestazioni che si possono e si devono erogare, della determinazione dei fabbisogni di materiali e prodotti necessari per mantenere i livelli assistenziali previsti.
In questo clima la gestione di Casa Serena ci ha obbligati a puntualizzare e ancor più a sviluppare questi elementi cercando un’efficacia del servizio che fosse possibile all’interno dei budget finanziari proposti e, nello stesso tempo, capace di quella qualità che in Pia Opera stavamo da tempo sviluppando.

E’ stato un lavoro non semplice, perché ha coinvolto tutte le dimensioni organizzative: la formazione del personale, che ci ha permesso di arrivare ad usufruire di personale completamente in possesso dei titoli regolari; la ristrutturazione totale degli ambienti; l’accoglienza quasi esclusiva di persone non-autosufficienti; l’apertura di servizi per persone affette da demenza, con il bellissimo centro diurno; l’apertura alla città, sia con il servizio dei pasti a domicilio e dell’assistenza domiciliare, sia con l’apertura e la sistemazione del parco che è divenuto un segno molto bello di integrazione fra ospiti della casa e residenti del quartiere.
La gestione ci ha obbligati a lavorare in maniera molto stretta con il Comune di Verona, sia con i rappresentanti istituzionali delle diverse amministrazioni che in questi anni si sono succedute e sia con i funzionari responsabili dei settori implicati nella gestione della struttura.

Ne è nato un confronto talvolta non semplice dato le diverse impostazioni e i diversi tempi e i diversi scopi esistenti fra l’ente pubblico e un ente privato. Ma un confronto e una collaborazione che mi sembra abbiano fatto scuola perché hanno costretto spesso l’ente pubblico a recepire le istanze del cambiamento e delle urgenze con i modi di lavoro del privato, e, viceversa, hanno guidato noi, ente privato, ad accogliere una visione e una necessità più ampie e generali e fortemente legate al territorio nel quale il servizio opera.

Per questo la Pia Opera Ciccarelli deve molto a Casa Serena.
Perché tutto questo ci ha fatto crescere, ci ha aiutato a saper ascoltare più immediatamente i bisogni che segnano la situazione degli anziani della città, ci ha fatto maturare come ente sia nelle dimensioni organizzative e sia nella ricerca di modalità sempre nuove nella risposta assistenziale.
Lo sforzo fatto fino ad ora è stato premiato: la qualità dell’assistenza erogata in Casa Serena è da tutti riconosciuta e il grazie spesso espresso ai vari operatori da parte degli ospiti, dei familiari e delle istituzioni gratifica il nostro cammino, anche se l’esperienza sviluppata ci avverte che la forza dell’efficacia di un’opera assistenziale non risiede nella qualità del servizio che si riesce a dare oggi, ma nella ricerca della qualità che potremo dare domani.

 

Vinco Mons. Carlo
Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Pia Opera Ciccarelli Onlus