Quest'anno il saggio l'hanno fatto i nonni su racconti di guerra

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Quest'anno il saggio l'hanno fatto i nonni su racconti di guerra

 

Interesse per la rappresentazione



SAN GIOVANNI LUPATOTO. Si è rivelata più che una scuola di teatro una scuola di vita, non per gli anziani coinvolti, quanto per gli attori e il regista. Il riferimento è il percorso artistico svolto all’interno della casa di riposo Pia Opera Cicacrelli, che ha portato qualche giorno fa alla rappresentazione Ricordi di guerra, ricordi d’amore, testo che ha visto coinvolti come attori gli anziani dell’istituto.

"Siamo stati coinvolti sia da un punto di vista artistico che umano", dicono Valeria Raimondi ed Enrico Castellani, due degli attori del Teatro dell’Angelo e della Viva Opera Circus che hanno partecipato al progetto. "Sono stati tre mesi davvero intensi: solo adesso rivedendo le cassette registrate durante i primi incontri ci rendiamo conto della profondità del dialogo instaurato. Da un timore-rispetto iniziale che ci impedivano di entrare in profonda relazione con il gruppo, grazie all’utilizzo di diversi linguaggi e diversi temi d’indagine, siamo arrivati a una fiducia-conoscenza. Inizialmente ci siamo conosciuti attraverso dei piccoli giochi teatrali che spesso finivano per lasciare spazio ai racconti che ogniuno ci regalava. Questa liberà di espressione faceva emergere soprattutto le personalità più estroverse e dotate di una maggiore facilità di verbalizzazione. Col tempo però è emerso che ogniuno ha un argomento a cui è più sensibile o un ricordo a cui è più legato e se impari a chiedere di parlartene in punta di piedi allora, anche chi di facciata appare restio ad aprirsi è disposto a farti entrare nel suo mondo".

"La situazinoe è mutata introducendo un linguaggio non verbale: dove prima c’era difficoltà d’espressione ora si manifesta sensibilità e delicatezza", continuano gli attori. "Due mani che si incontrano a volte raccontano molto più delle parole così come il disegno di una casa porta con sé suoni, colori, odori della terra e del tempo. Dopo aver giocato con le fiabe della nostra tradizione, come primo approccio al racconto corale di una storia, abbiamo iniziato la costruzione di uno spettacolo che parlasse del tempo e della storia dei partecipanti".

L’evento rappresenta un importante momento di valorizzazione dei singoli e di condivisione dell’esperienza vissuta. La costruzione dello spettacolo è stato un momento molto significativo anche per gli attori: la capacità di tutti di ripetere gesti e parole con la medesima intensità anche una volta cristallizzati in un copione è stata una grande lezione di teatro. Era bastato rammentare la situazione che dovevano interpretare perché il ricordo tornasse a scorrere in tutta la sua vivacità.

"Gli iniziali problemi di comprensione ci hanno quindi portato a scoprire una ricchezza: la semplicità, essere chiari e immediati, andando all’essenza delle cose", continuano gli attori. "Essere costretti ad eliminare fronzoli e orpelli, a tradurre con immagini e pensioni lineari le nostre idee è stato per noi un esercizio davvero interessante. Un viaggio che ci ha stupito grazie a percorsi sempre nuovi e inaspettati, che ci ha regalato emozioni e racconti: ci ha fatto conoscere persone e storie, vite e tradizioni. La nostra speranza adesso è che il percorso intrapreso non venga interrotto, ma che anzi possa costituire la base da cui partire per costruire un piccolo laboratorio permanente di cui la continuità e la stabilità siano un punto di forza".



Renzo Gastaldo



da L’Arena del 30/05/2005