Rana: tecnici e ambiente non si clonano

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Rana: tecnici e ambiente non si clonano

 

La responsabilità sociale delle imprese in primo piano alla «Ciccarelli»



San Giovanni Lupatoto. I messaggi forti venuti dall’incontro sulla responsabilità sociale delle imprese che la sala convegni della Fondazione Pia Opera Ciccarelli ha ospitato sono stati due: il primo l’ha lanciato don Carlo Vinco, presidente della Fondazione, il secondo è venuto da Gianluca Rana, presidente dell’Associazione Industriali.

Don Vinco ha ricordato da una parte le attività svolte dalla Pia Opera e dall’altra ha l’impegno sociale che caratterizza da sempre l’organismo.

Nel 2006, a fronte di circa 50 mila euro spesi l’anno scorso dal Fondo di solidarietà monsignor Ciccarelli, c’è l’impegno a erogare 145 mila euro. Ma la Pia Opera ha anche avviato una serie di convegni di sensibilizzazione rivolti alle varie componenti della società.

Il primo incontro, oltre a don Vinco, ha avuto per protagonisti Federico Testa, docente universitario di economia e gestione delle imprese, don Renzo Beghini (Acli e Pastorale del lavoro), ma soprattutto il presidente di Confindustria Verona, Gian Luca Rana, coinvolto come imprenditore lupatotino e come rappresentante dell’industria veronese.

Il presidente degli industriali Gianluca Rana ha ricordato che la vera forza delle aziende è nei «butei» , nei tecnici preparati che hanno preso il posto dell’operaio di un tempo e nella capacità dell’azienda di essere sul territorio. «Queste risorse non sono facilmente clonabili da parte dei cinesi», ha affermato Rana. «Le macchine si copiano, l’ambiente di San Giovanni Lupatoto non è riproducibile altrove. Quindi la forza dell’impresa di oggi non è solo nel fatto economico, ma nella sua dimensione etica e sociale, nel sapersi porre all’interno del sistema».

Il convegno è servito a inquadrare il problema di una politica assistenziale che va rivista, dove il settore pubblico non è più chiamato ad essere unico protagonista, ma è l’ unico a dettare regole precise.

Nasce un sociale diverso, come ha spiegato Testa, ma c’è anche una percezione nuova del modo di fare impresa. La società di oggi legittima - tranne le frange del «no» assoluto, perennemente dissenzienti - l’impresa e l’imprenditore chiede di esercitare le attività economiche ma , nel contempo, di essere sul territorio, di farsi carico di un forte rapporto con la comunità nella quale opera.

Impresa, poi, come esempio anche nel sociale dove deve trasferire le sue qualità di efficienza, efficacia, uso attento delle risorse.

Così, mentre - come ha sostenuto don Beghini - anche il concetto di salute è diventato più individuale e privato rispetto al passato, si assiste all’evoluzione del modo di essere imprese.

Renzo Gastaldo



da L’Arena del 17/02/2006