Mini Ospedale, Nuova frontiera

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Mini Ospedale, Nuova frontiera

 



SAN GIOVANNI LUPATOTO. La Pia Opera Ciccarelli pronta a ospitare 5-6 posti letto destinati a pazienti che non possono essere curati a casa



Mini ospedale, nuova frontiera



di Renzo Gastaldo



La Pia Opera Ciccarelli di San Giovanni Lupatoto deve sviluppare il suo ruolo e fornire servizi aggiuntivi al territorio. Uno di questi potrebbe essere l’organizzazione di un «mini country hospital», ovvero un ospedalino di appoggio da 5 o 6 posti letto da mettere a disposizione di anziani non autosufficienti che hanno esigenze di cure temporanee.

Lo chiedono i medici di famiglia del territorio per bocca del dottor Lorenzo Adami, segretario provinciale dei medici di medicina generale e medico locale.

«La Pia Opera Ciccarelli, che progressivamente si è trasformata da semplice casa di riposo in centro di servizi per l’età avanzata, può e deve aprirsi al territorio comunale e alle esigenze di residenzialità protetta che sono una vera emergenza del sistema sanitario», dice il dottor Adami.

«I medici di famiglia lupatotini chiedono di sperimentare nella Pia Opera questa nuova forma di ospitalità verso quei pazienti che vengono dimessi dall’ospedale in condizioni tali da non poter tornare immediatamente a domicilio», prosegue il medico lupatotino. «Il servizio potrebbe essere indirizzato anche verso i pazienti assistiti a domicilio con assistenza domiciliare integrata da parte dell’Ulss e del medico di famiglia, ma che si trovano ad attraversare periodi di criticità sanitaria che neppure le famiglie più disponibili sono in grado di affrontare».

«Ecco allora che invece di mendicare un posto in ospedale, soluzione sempre più difficile per la riduzione dei posti letto e la vocazione degli ospedali a curare solo i malati acuti, queste persone possono trovare cure e sollievo alla Pia Opera, struttura del territorio», aggiunge Adami.

«La vocazione passata delle case di riposo è sempre stata quella di accogliere ospiti in condizioni di non autosufficienza permanente», spiega il medico. «Per i malati temporanei veniva fuori soltanto qualche posto a pagamento. Oggi la Pia Opera può aprirsi al territorio in modo favorevole a queste crescenti esigenze. Da quanto ho potuto accertare la Pia Opera è favorevole ad avviare questa sperimentazione e su questa linea c’è anche l’amministrazione comunale lupatotina».

Si tratta ora di spingere affinché anche l’Ulss «si convinca della bontà dell’iniziativa e del suo stesso interesse economico al progetto. Il tutto a vantaggio delle famiglie dei pazienti, spesso disperate di fronte ad emergenze di perdita di salute impreviste», sottolinea ancora Adami.

Il segretario provinciale dei medici di medicina generale chiede una pubblica presa di posizione dell’Azienda sanitaria. Egli aveva illustrato questa iniziativa in un simposio tenutosi qualche settimana fa a San Bonifacio.

Secondo il medico il «mini country hospital» è una micro-struttura all’interno di ogni casa di riposo. Un piccolo reparto composto di una stanza di due letti o due stanze di tre letti, per un massimo di 6 posti letto, dislocate nell’istituto per anziani e integrate con il sistema della residenzialità, con flessibilità assistenziale e servizio medico.

Gli ospiti di queste microstrutture dovrebbero essere affidati alle cure cliniche del medico di famiglia che ne seguirebbe l’iter completo e la continuità di cura. I vantaggi sarebbero, secondo Adami, sanitari e sociali anche grazie alla diffusione capillare sul territorio. Una volta guariti gli ospiti tornano al proprio domicilio.

I «mini hospital» sarebbero di facile accessibilità per tutti i pazienti fragili, con una piena valorizzazione del ruolo del distretto, il coinvolgimento di tutti i medici di famiglia e la possibilità del paziente in assistenza domiciliare o, dimesso dall’ospedale in dimissione protetta, di accedere al centro servizi vicino al proprio domicilio.





da L’Arena del 20/04/2008