In vacanza a Casa ... Serena

Immagine default

In vacanza a Casa ... Serena

 

Iniziativa dell’assessorato comunale alle Politiche giovanili.



"Vado ad incontrare un amico". A Casa Serena il contatto tra generazioni diventa un progetto di arricchimento e di crescita comune. Dieci giovanissimi e volenterosi studenti veronesi trascorreranno parte delle loro vacanze estive in compagnia degli ospiti della casa di riposo di San Michele. L’iniziativa, partita il 16 giugno, è un’esperienza a tutto tondo per i ragazzi e gli anziani della struttura. Le ragioni del progetto? Promuovere il dialogo e il contatto intergenerazionale nel quotidiano. Per cancellare un po’ di solitudine, per provarsi e capire che le risorse di ciascuno possono rivelarsi preziose per chi ci sta vicino.

"Sono convinto che i nostri giovani siano quanto mai desiderosi di fare, di mettersi alla prova, di rendersi utili - ha spiegato l’assessore comunale alle Politiche giovanili, Alberto Benetti -. Hanno, però, più che mai bisogno di situazioni adatte a far emergere le loro inclinazioni. Le loro idee possono concretizzarsi solo se sappiamo offrirgli i contesti giusti per mettersi in gioco. Ecco perchè è nato "Vado ad incontrare un amico", un progetto a cui ha aderito con entusiasmo la Pia Opera Ciccarelli", la Fondazione che gestisce la struttura per anziani.

"L’idea - ha proseguito l’assessore - è partita come progetto pilota, ma si è rivelata un volano. Casa Serena era disponibile ad accogliere tre ragazzi per ciascuno dei tre mesi estivi. Invece, senza far clamore, senza tanta pubblicità, ci sono arrivate 50 richieste di partecipazione. L’età è piuttosto bassa: sei dei dieci protagonisti dell’iniziativa non hanno più di 17 anni. Eppure, quest’estate, hanno deciso di dedicare il loro tempo agli anziani".

La presenza dei giovani, dunque, come importante momento di sollievo e socializzazione per gli ospiti della struttura. Ma anche l’occasione per i ragazzi di cimentarsi in un’esperienza formativa-educativa, grazie alla presenza costante di un educatore professionale, animatore della casa di riposo. Per il loro impegno riceveranno un contributo di 5 euro l’ora.

"I quaranta ragazzi che non sono stati sorteggiati tra i partecipanti - ha concluso Benetti - ci forniscono un dato interessante. Uno stimolo a progettare, consapevoli dell’ottima riuscita di ogni eventuale proposta futura".

Roberta Dini



Marta, 20 anni, studentessa dell’Università di Bologna

"Mi sembrerà di stare vicino a mio nonno".



Marta ha venti anni. Studia Storia e cultura delle civiltà orientali all’Università di Bologna. E’ la più grande dei ragazzi che terranno compagnia agli ospiti di Casa Serena. Si capisce dalle sue parole che la ragione per cui ha deciso di partecipare all’iniziativa è forte. Quasi un’urgenza. Proprio in quella struttura, nella parte che ospita i malati di Alzheimer, qualche hanno fa ha perso il nonno. "Vado ad incontrare un amico" le permetterà di tornare in quello stesso luogo per vedere la malattia e la morte da un’altra angolatura.

- Perchè hai voluto fare parte del progetto?

"Il mio rapporto con la vecchiaia oggi è un rapporto trasognato. Quando guardo le persone anziane mi sembrano vivere in una dimensione affascinante, tutta loro, lenta e silenziosa. Così, quando navigando in rete alla ricerca di informazioni sul servizio civile ho scoperto il progetto, ho pensato che questa potesse essere l’occasione buona per instaurare un contatto diretto e autentico con loro. Per questo sono davvero felice di essere stata estratta tra i 50 candidati".

- Che tipo di aiuto tu e gli altri ragazzi darete agli ospiti di Casa Serena?

"In sostanza faremo loro compagnia. Ciascuno di noi trascorrerà con i "nonni" 15 ore a settimana per un totale di 70 ore. Giorni e orari da concordare con i nostri referenti. In questo modo ci resterà del tempo per studiare o dedicarci alle nostre normali attività quotidiane. Ogni ragazzo, con la guida e il sostegno di uno degli educatori della struttura accompagnerà gli anziani durante le passeggiate in cortile e li affiancherà durante le attività culturali e ludiche. I miei compiti sono gli stessi, ma mi occuperò degli ospiti affetti dal morbo di Alzheimer. Così le attività saranno un po’ diverse e il lavoro probabilmente meno facile".

- Cosa ti aspetti da questa esperienza?

"Ho grandi aspettative. In fondo vivrò questa nuova esperienza per me stessa. Potrei scoprire una vocazione per il sociale o accorgermi che quella non sarà la mia strada. Allo stesso modo alcuni di noi potrebbero rivelarsi davvero bravi. I tre ragazzi, per esempio, sono tutti minorenni. Mi sono sembrati molto giovani e timidi. Per loro questa potrebbe essere un’occasione per tirare fuori un lato diverso del loro carattere. Da sempre qualcuno si prende cura di me. Ora posso anche io fare la mia parte ed essere d’aiuto a chi ne ha bisogno. Spero di essere all’altezza, ma non ne sono certa. In questo senso dico che esperienze come questa servono a capire cosa ci piace e cosa siamo portati a fare. Un modo costruttivo e utile per conoscersi meglio".

R. Dini



Da Verona Fedele del 13/07/2008