L'Impresa sociale sotto i riflettori

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L'Impresa sociale sotto i riflettori

 

IL CONVEGNO. Oggi all’Opera Pia Ciccarelli a San Giovanni Lupatoto

L’impresa sociale

sotto i riflettori

Renzo Gastaldo

Va ridefinito il suo ruolo nel cosiddetto terzo settore

• Giovedì 12 Febbraio 2009

• PROVINCIA,

• pagina 26

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Capire quale è l’ambito di operatività dell’impresa sociale e chiarire il suo ruolo nel welfare. Con questi due obiettivi si tiene oggi, con inizio alle 9, un convegno nella sala conferenze della Pia Opera Ciccarelli di San Giovanni Lupatoto. Il tema è «Nuovi scenari di welfare: l’impresa sociale nel terzo settore». Relatori della giornata di studio sono la dottoressa Francesca Pasi, del Dipartimento attività giuridiche dell’Agenzia Governativa per il terzo settore (che parlerà dell’Impresa sociale in termini di inquadramento giuridico in relazione alla prospettata legge della Regione Veneto di trasformazione degli istituti di assistenza e beneficenza regionali) e la dottoressa Barbara Militello, vice presidente nazionale dell’Associazione nazionale dei manager del sociale, tra i direttori ed i dirigenti di istituzioni pubbliche e private in ambito assistenziale, sociosanitario, educativo (Ansdipp), che parlerà della nuova proposta di legge apportata dalla V commissione Regione Veneto di trasformazione delle Ipab.

Concluderà gli interventi il dottor Domenico Marte, direttore dei servizi della Fondazione Pia Opera Ciccarelli che presenterà la relazione di missione della stessa Fondazione. I lavori saranno moderati dal dottor Damiano Mantovani, presidente nazionale Ansdipp.

L’esigenza del convegno nasce dalla finalità di chiarire il ruolo delle imprese sociali del terzo settore.

L’impostazione del Codice Civile finora vigente vede infatti una rigida separazione tra enti e organizzazioni imprenditoriali. Nel tempo, però, alcune disposizioni, soprattutto di natura fiscale, hanno consentito agli enti di esercitare attività imprenditoriali, pur se con idonee cautele (sono previsti, ad esempio, patrimoni separati e assenza di scopo lucrativo).

L’evoluzione delle dinamiche economiche e giuridiche del terzo settore hanno fatto emergere i limiti di tale sistema dicotomico, ed è per questo che il legislatore ha stabilito l’utilizzo delle forme societarie per l’esercizio di attività commerciali anche nei settori notoriamente mossi da fini assistenziali, sociali e culturali, più brevemente individuati come no profit.

Nasce così l’impresa sociale, nozione che fa riferimento a particolari ambiti di operatività, al requisito della mancanza di scopo di lucro e a particolari vincoli giuridici alla struttura proprietaria. La qualifica di impresa sociale, secondo la definizione contenuta nel Decreto attuativo approvato dal Consiglio dei Ministri. può essere assunta da «tutte le organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale e che hanno i requisiti di utilità sociale, assenza di scopo di lucro, struttura proprietaria».

La Pia Opera Ciccarelli, con i vari servizi prestati (dall’assistenza fornita nelle sette sedi a circa 600 anziani lungodegenti, a quella domiciliare, ai pasti serviti a casa degli anziani autosufficienti) è un esempio di questa realtà.

Il primo punto fondamentale di una impresa sociale è che, pur nell’esercizio di attività normalmente qualificate come commerciali (fornitura di beni e/o prestazione di servizi), deve prestare attenzione alla composizione dei vari soggetti coinvolti nell’attività e al loro speciale rapporto con la figura dell’imprenditore.

La mission dell’impresa sociale dovrà essere la massimizzazione dell’utilità distribuita tra i suoi dipendenti e utenti, unita all’aumento della futura capacità di operare dell’impresa stessa. Di tutto questo e di come esso possa evolvere, si parlerà stamattina nella sala della Pia Opera.[FIRMA]